Le limitazioni nelle investigazioni private

A prescindere dalla persona che diviene oggetto di indagine o il fine con il quale viene chiamato ad agire, è totalmente lecito assumere un investigatore privato.

Nella maggior parte dei casi all’esperto viene concessa carta bianca, ovvero dopo aver effettuato la richiesta specifica su quel che si cerca o si desidera controllare, è il soggetto agente colui che analizza, programma ed infine agisce.

Il ruolo dell’investigatore privato è molto delicato per cui qualora ecceda i limiti legali è l’investigatore stesso che risponderà dei reati commessi. Tuttavia, se la richiesta da parte del committente è di per sé “illegale”, il committente risponderà a titolo di concorso.
Fatta  questa breve premessa, occorre individuare i limiti legali nelle azioni investigative.

I limiti posti all’attività investigativa sono molteplici,  molti dei quali riconducibili alle stesse condotte che non devono essere messe in atto da qualsiasi altra persona se non dal professionista regolarmente autorizzato dalla Prefettura competente per luogo.

Tuttavia, anche l’investigatore privato incontra dei limiti ben definiti : il rispetto dei luoghi di privata dimora e il rispetto della “privacy” del soggetto sul quale vengono effettuate le indagini.

Per alcuni di questi limiti la giurisprudenza si è espressa e li ha in qualche modo attenuati come si vedrà di  seguito.

L’importanza della altrui sfera di libertà viene citata, spesso, in relazione al più classico modus operandi investigativo, ovvero il pedinamento.

Occorre precisare come una consolidata giurisprudenza dopo aver analizzato vari casi, sia giunta alla conclusione che l’azione investigativa non integra gli estremi dell’azione molesta (punita dall’art. 660 del codice penale), dunque non sarà applicabile al l’investigatore la pena che è prevista in 6 mesi di arresto o 516 euro di ammenda richiamati nell’articolo.

Ed ancora,  una recente giurisprudenza si è espressa affermando che la localizzazione (effettuata mediante i localizzatori satellitari – GPS) degli spostamenti di un soggetto, costituisce attività di pedinamento e non può essere dunque collegata all’attività di intercettazione richiamata dall’art. 266 e segg. del codice di procedura penale e pertanto se svolta da un investigatore privato è lecita.

Un limite molto importante che si configura per l’investigatore è quello della possibilità o meno di scattare fotografie della persona che viene pedinata: su questo punto la normativa è collegata al rispetto della privata dimora, difatti è sempre consentito scattare fotografie per documentare le azioni del soggetto a meno che questi non si trovi all’interno della sfera della privata dimora, dunque non è possibile scattare foto all’interno di un giardino dell’abitazione se questa risulta protetta da alberi o recinzioni ma è lecito e quindi possibile scattare foto a distanza se il soggetto è alla finestra, sul balcone o sul terrazzo visibile dall’esterno.

 

Affidarsi e lasciare agire un esperto è dunque la scelta migliore, esperto che saprà non solo confermare o meno un vostro sospetto, ma saprà riconoscere anche i suoi limiti, in primis professionali.

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