Stalking: definizione, tipologie e aspetti investigativi

Con il termine “stalking” si è soliti indicare una serie di atti persecutori che si configurano in atteggiamenti o comportamenti messi in atto da un soggetto, lo “stalker”, nei confronti di un altro soggetto, la “vittima”.

Questi comportamenti sono previsti nell’art. 612 bis del codice penale, che li definisce come azioni che ingenerano nella vittima «un perdurante e grave stato di ansia o di paura», ossia un «fondato timore» per l’incolumità propria, di un congiunto o di una persona a lei legata da una relazione affettiva, tali da costringere la vittima ad «alterare le proprie abitudini di vita».

Chi sono dunque isoggetti principali”?
Sono squisitamente due, ossia il soggetto agente e la vittima dello stesso.
Ciò che muove l’agente è la necessità di instaurare un rapporto (forzato) con la vittima, la quale si trasforma nella psiche dell’attore da “soggetto” a “oggetto”, da possedere in via esclusiva.

Le pratiche più comuni che si notano negli atteggiamenti dello stalker sono i pedinamenti, il contatto continuo tramite telefonate o messaggi, fino ad arrivare ad appostamenti veri e propri nei luoghi frequentati dalla vittima.

Le cinque tipologie di stalker
Tramite uno studio di profiling sui vari soggetti si distinguono cinque tipologie di agenti:

  • il risentito, un soggetto che vuole vendicarsi dopo la fine del rapporto con la vittima, danneggiando la sua immagine (ad es. con la pubblicazione di foto particolari o video di natura privata), la sua proprietà (ad es. con atti contro la vettura o la casa) e la persona stessa (ad es con minacce o lezioni);
  • il bisognoso di affetto, il cui tratto essenziale è quello per cui lo stalker fraintende un comportamento di aiuto della vittima (solitamente accade per medici o categorie simili) con un interesse particolare nei propri confronti;
  • il corteggiatore incompetente, il quale opera solitamente per periodi di breve durata e si concretizza nel momento in cui si pone in essere un metodo invadente o opprimente di corteggiamento che scaturisce della scarsa abilità relazionale;
  • il respinto, ossia un ex partner, che mette in atto le pratiche persecutorie a seguito di un rifiuto;
  • il cacciatore, ossia colui che ha come scopo quello di avere rapporti sessuali con la vittima, traendo un fortissimo stato di eccitamento dal cacciare, pedinare e spaventare la stessa. È proprio questo stato di malessere creato nell’oggetto del desiderio che ingenera nel soggetto agente il senso di potere.

Cosa fare ?
Nel caso in cui ci si senta vittima di atti persecutori è fondamentale l’intervento di un esperto, grazie al quale è possibile non solo scoprire il soggetto agente nel caso in cui sia un estraneo, ma altresì raccogliere elementi con valenza probatoria o informazioni, o per la mera tutela della propria persona da rischi di natura personale. In questi casi ci si può rivolgere anche all’investigatore privato che fornirà tutela e assistenza nelle varie fasi di indagine.

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